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Orso Marsicano K.O.!

ORSO MARSICANO K.O.!

Un paio di domande al volo a Franco Tassi…

 L’ennesimo allucinante dramma dei tre Orsi marsicani (una mamma con due cuccioli) affogati in una fossa di cemento per la raccolta dell’acqua in alta quota – vera trappola mortale per qualsiasi essere vivente, scavata ai margini del Parco d’Abruzzo! – riapre il “caso” del vergognoso fallimento della conservazione della natura nel nostro Paese. Dolore, rabbia, frustrazione, e sfoghi a raffica contro gli anonimi responsabili dell’assurda tragedia, che siano politici, accademici, tecnocratici, burocratici, mediatici o altri. Dal giornalista europeo Viktor Klarsicht, uno dei massimi esperti di conservazione della natura a livello internazionale, ci perviene ora una breve nota, che qui riportiamo integralmente.

“A.A.A.- AVVELENATI, AFFOGATI, ASSASSINATI, sembra questo il destino del più importante animale della Fauna Europea. Non è certo una novità, ma oggi la piaga dell’analfabetismo ecologico si è riaperta, e brucia come non mai. Sul banco degli imputati stanno ovviamente il Parco (un tempo modello da tutti ammirato e imitato), e il cosiddetto PATOM (oggi detto Pateracchiom), il costoso e inutile carrozzone buro-tecnocratico che avrebbe dovuto risolvere il “problema Orso marsicano”. Abbiamo cercato di intervistare in proposito Franco Tassi, il Direttore storico che aveva salvato il Parco, e pubblicato l’unica vera monografia sul plantigrado oggi scomparsa (Orso, vivrai!). Attualmente in partenza, ha chiesto di inviargli domande scritte, alle quali risponderà appena possibile. Ma nel primo fugace contatto, lo abbiamo sorpreso con un libro cinese sul Panda, e gli abbiamo chiesto perchè:  “Stiamo rafforzando la collaborazione internazionale del Ponte Verde detto China-Italy Green Bridge – ci ha risposto –  e vi assicuro che il raffronto con la situazione del Panda maggiore è davvero sconfortante. Vent’anni fa l’Orso marsicano contava oltre un centinaio di individui, e il Panda un migliaio: oggi i nostri plantigradi si sono dimezzati, mentre i loro sono oltre duemila, praticamente raddoppiati.” A questo punto, siamo riusciti a introdurre rapidamente la domanda-chiave: “Ma è credibile che il Parco non potesse e dovesse far nulla per impedire il ripetersi di queste tragedie appena oltre i suoi confini? Voi come avreste agito?”. Ed ecco la sua semplice risposta: “Chiariamo anzitutto che non è affatto vero che il Parco non possa agire oltre i suoi confini. Se avessimo ragionato in questo modo, non avremmo mai ampliato il suo territorio, né portato il Camoscio d’Abruzzo negli altri Parchi, né lanciato la “sfida del 10%” per proteggere almeno un decimo del bel Paese all’avvento del Terzo Millennio… (come di fatto è avvenuto, n.d.R.). Per rispondere però a questa giusta domanda, mi limiterò a spiefgare come ci siamo comportati in casi analoghi. E’ stato sufficiente realizzare una semplice vasca a fondo impermeabile, per raccogliere le acque piovane. Nel periodo autunnale, l’Orso deve infatti mangiare molto per accumulare grasso prima del sonno invernale, e naturalmente deve anche bere. Procurargli cibo e acqua a breve distanza è quindi essenziale. E nel caso non piovesse? Sarebbe facile riempire la vasca in vari modi (avete presenti gli elicotteri antincendio con il secchione pieno d’acqua?). Perché allora non è stato fatto a Serralunga? Beh, questo non dovete chiederlo a me…”

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